Arcavacata, venerdì 27 marzo 2020

STORIA DI EZIO TARANTELLI, UCCISO DALLE BR PER LE SUE IDEE
L'economista vittima del terrorismo, nel ricordo di Nicola Acocella, professore emerito di Politica economica della Sapienza di Roma ed ex docente all’Università della Calabria, dove ha diretto il Dipartimento di Economia dal 1982 al 1984


Nacque a Roma, nel 1941 in una famiglia che si trovò ad un certo punto in cattive condizioni economiche. Per arrotondare le entrate della famiglia, fece vari lavoretti e poi ai tempi del liceo la guida turistica.
Si laureò nel 1965 presso la Facoltà di Economia e Commercio della Sapienza, con una tesi in Geografia economica (e Federico Caffè come correlatore). Entrò poi come dipendente in Banca d’Italia, e si aggiudicò una borsa di studio Stringher, che utilizzò soprattutto negli USA, dove all’MIT studiò con Robert Solow e Franco Modigliani, con il quale ultimo scrisse vari saggi.
Negli USA, conobbe nel gennaio 1967 la futura moglie, Carole Beebe, psicanalista, di 1 anno più giovane, che sposò nel 1970. Dall’unione nacque Luca nel 1972.
Dal 1972 divenne assistente ordinario di Politica economica e Finanziaria presso l’Istituto diretto da Caffè, fu poi incaricato a Milano e Firenze, divenne ordinario di Economia politica alla Sapienza e tenne corsi di Relazioni industriali all’MIT. Collaborò con un pool di econometrici all’elaborazione del modello M1 BI, prototipo dei grandi modelli econometrici della Banca d’Italia relativi all’economia italiana, si impegnò in ricerche finalizzate all’economia italiana e fondò l’Istituto di Studi di Economia del Lavoro, ISEL, associato alla CISL.

Con il sorriso, la straordinaria capacità di comunicazione, il fascino che esercitava e il calore che sapeva infondere negli interlocutori parlando delle sue idee riuscì a raccogliere attorno a sé un buon nucleo di valenti giovani economisti, fra i quali alcuni ex studenti di Firenze o di Roma. Nonostante il suo voto per il Partito Comunista Italiano (PCI), la vicinanza alla Cisl era dovuta al fatto che questa organizzazione aveva accettato e sostenuto la sua idea di predeterminazione degli scatti di scala mobile.
Tra i primi studiosi italiani di neocorporativismo (o concertazione, come egli preferiva dire), nel 1981 egli elaborò la proposta di predeterminazione degli scatti di scala mobile (il meccanismo previsto per la difesa del potere di acquisto dei salari), con la quale il Governo avrebbe concertato annualmente con le parti sociali e la Banca Centrale l’obiettivo di inflazione (‘inflazione programmata’) e gli scatti di scala mobile consentiti, assicurando così una crescita in pari misura del salario nominale e dei prezzi. Comunque, l’inflazione vivace (‘a due cifre’) di quegli anni sarebbe stata drasticamente abbassata. La proposta di predeterminazione prevedeva almeno un parziale recupero dell’eventuale differenza tra inflazione effettiva e programmata, tutelando il salario reale, per la parte di inflazione riconducibile a decisioni controllabili dalle autorità del nostro paese. E prevedeva anche misure di politica sociale in cambio di moderazione salariale.
La predeterminazione degli scatti di scala mobile venne recepita non con un accordo di concertazione, come auspicato da Tarantelli, ma con decreto governativo (il cosiddetto ‘decreto di S. Valentino’, approvato dal Governo Craxi il 14.2.1984), che stabiliva il taglio di tre dei dodici punti di scala mobile. Tarantelli non ammetteva l’intervento autoritario e le motivazioni strettamente politiche sottostanti il decreto, ma era anche contrario alla sua cancellazione. Il PCI reagì al decreto promuovendo un referendum per la sua abolizione, che si terrà poi nel giugno 1985, con esito negativo. Il clima di tensione che caratterizzò la vigilia del referendum non fu certamente estraneo al proposito di far tacere per sempre la voce di Tarantelli, nonostante la sua presa di distanza dal decreto Craxi.
L’accordo tripartito del luglio 1993 (Protocollo tra i sindacati Cgil, Cisl e Uil, la Confindustria e il Governo Ciampi) sulla politica dei redditi e dell'occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo avrebbe poi attuato sostanzialmente il meccanismo suggerito da Tarantelli, anche se il quadro regolamentare previsto era più complesso. Grazie a questo meccanismo, per molti anni l’Italia ha potuto beneficiare di una bassa inflazione, nonostante la svalutazione della moneta successiva all’abbandono dello Sme, e ha potuto anche essere ammessa all’Unione Monetaria Europea, UME.
La visione di Tarantelli non era confinata agli aspetti economici di predeterminazione degli scatti, ma va vista come uno strumento innovativo di governance con il quale il sindacato faceva ingresso nella ‘stanza dei bottoni’, investendo tutta la politica economica. Il conflitto si risolveva in scambio politico e partecipazione al governo. Egli elaborò anche altre proposte, contenute in articoli divulgativi, per la creazione di uno Scudo Europeo per assorbire la disoccupazione, ridurre l’orario di lavoro e avviare
Come si è detto, il contributo di Tarantelli sulla predeterminazione degli scatti di scala mobile e la sua presunta paternità del decreto di S. Valentino non sono estranei alle circostanze che portarono alla sua morte. Il 27.3.1985, al termine della lezione alla facoltà di Economia della Sapienza, un brigatista esplose 17 colpi contro Tarantelli, nel parcheggio dell'ateneo, ferendolo a morte nella sua vecchia e scassata automobile. Spirò nell’ambulanza che lo portava al vicino Policlinico Umberto I. L'assassinio venne rivendicato dalle Brigate Rosse con un documento di settanta pagine lasciato sul parabrezza della sua auto, che lo attaccava per il suo ruolo nel decreto di San Valentino e al servizio dei poteri economici. 






letto 151
ultimo aggiornamento: venerdì 27 marzo 2020 - 00:58