Arcavacata, giovedì 1 aprile 2021

La solidarietà del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Unical alla Comunità Progetto Sud


Il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria esprime vicinanza e solidarietà alla Comunità Progetto Sud, al suo animatore, Don Giacomo Panizza, e a tutte le persone che da anni operano in un territorio ricco, quanto difficile e complesso, come Lamezia Terme, soprattutto fiaccato da una antica presenza di arroganti cosche mafiose che di quell’area hanno segnato la storia.

La Comunità Progetto Sud nel mese di marzo di questo anno è stata oggetto di azioni intimidatorie di chiara origine mafiosa. Sono state squarciate le gomme delle autovetture dei dipendenti, ripetutamente nel corso di otto giorni e alla luce del sole.

Azioni che segnano, al contempo, la volontà delle cosche mafiose di fiaccare la fiducia dei lavoratori, che operano con tanta generosità, e di sottolineare la loro caratteristica costituiva, l’attenzione a controllare il territorio, ponendosi su di esso come sistema di potere basato sulla intimidazione e sul ricatto, nonché sul tentativo di avviluppare le persone in una rete di complicità diffuse.

Una logica a cui la Comunità Progetto Sud si oppone sin dalla sua fondazione, avvenuta alla metà degli anni Settanta del Novecento: è, infatti, innanzitutto un progetto, come vuole la stessa denominazione, di cittadinanza partecipativa e orientata a dare dignità alle persone in difficoltà. Tutto il contrario della logica dell’assoggettamento alla sudditanza che fiacca la dignità dei cittadini, trasformando i diritti in favori appropriabili e trasferibili secondo logiche discriminatorie. Per usare le stesse parole di Don Giacomo, il progetto è quello di aiutare le persone, quindi i cittadini, a farsi “capaci di futuro, di seminare qualcosa di nuovo, di attrezzarsi per agire”.

La Comunità Progetto Sud opera in un bene confiscato alla mafia nella città di Lamezia Terme, un palazzo di quattro piani che ora è diventato luogo di attività sociali e culturali, sportelli informativi per i diritti delle persone con disabilità e presa in carico di persone fragili e di minori migranti. Un modo per celebrare lo spirito della normativa sul riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi: lo Stato confisca quei beni che le mafie hanno acquisito con le loro attività criminali per restituirlo alla società che sa rimboccarsi le maniche, offrendo a tutti servizi sociali utili. È il cerchio virtuoso della legalità concreta che si chiude.

Tutte cose che, evidentemente, non possono che dare fastidio ai mafiosi.

Il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, che peraltro ha l’onore di annoverare don Giacomo tra i suoi docenti – un don Giacomo che, nelle vesti del professore, con altrettanta generosità insegna la bellezza del lavoro sociale alle studentesse e agli studenti – non si limita a chiedere quella solidarietà e a esprimere una doverosa vicinanza in un momento così difficile, ma si unisce anche alla sua voce quando pretende che il Governo si attivi per garantire sicurezza alla Comunità e alle persone che vi lavorano.

Il nostro Dipartimento è consapevole che la sicurezza della Comunità Progetto Sud è la sicurezza di tutti i cittadini calabresi che non vogliono rassegnarsi alla condizione di sudditanza a cui la mafia vuole costringere nei territori che pretende suoi. 

Fonte: Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali






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ultimo aggiornamento: giovedì 01 aprile 2021 - 13:28