Arcavacata, mercoledì 8 luglio 2020

L’Unical punta a innalzare la qualità del reclutamento

Call aperte internazionali e incentivi ai dipartimenti che promuovono i più meritevoli


In una intervista pubblicata su Gazzetta del Sud, il rettore Nicola Leone ha annunciato le iniziative innovative in merito alle procedure di reclutamento. Ecco l’estratto dell’articolo a firma di Elia Fiorenza.  

Rettore Leone, è trascorso ormai un anno dalla sua elezione. Una parte importante è stata assorbita dalla gestione dell’emergenza Covid, ma ci sono una serie di questioni di cui tornare a parlare. Una di queste è il reclutamento. Nel suo programma aveva promesso procedure meritocratiche, per migliorare qualità e performance dell’ateneo. Quando vedremo i primi segnali?

«Il mio obiettivo, e quello della governance, è quello di puntare su profili di alto livello scientifico evitando la provincializzazione attraverso un’ampia apertura dell’università, nazionale e internazionale. Agiremo in varie direzioni. È mia intenzione, già in estate, lanciare una call pubblica per reclutare docenti e ricercatori che oggi operano in altre regioni d’Italia e all’estero, per attrarre ad esempio vincitori di bandi altamente competitivi, come quelli dell’Erc. Chiederemo ai Dipartimenti di indicarci i settori disciplinari in cui sussistono maggiori esigenze, sia per la didattica che per la ricerca. Poi, con una call rivolta alla comunità accademica nazionale ed internazionale, raccoglieremo le manifestazioni di interesse di docenti e ricercatori. A quel punto, incrociando le esigenze dei Dipartimenti con la disponibilità delle candidature più qualificate, selezioneremo i settori e porremo i posti a bando. È una buona prassi usata in ambito internazionale, ma costituisce una novità assoluta all’Unical, è un primo importante passo per invertire la rotta sulle politiche di reclutamento, che hanno penalizzato in passato l’Ateneo, anche nell’attribuzione delle risorse ministeriali».

Sarà quindi un bando “speciale” riservato agli esterni. Ma cos’ha in mente per rendere strutturale nei concorsi ordinari quell’impegno preso in campagna elettorale?

«Per quanto riguarda i concorsi standard, chiamiamoli così, la mia intenzione è quella di ricorrere, per le chiamate di docenti ordinari, esclusivamente a procedure ex articolo 18 della Riforma Gelmini, ovvero concorsi aperti alla partecipazione di tutti, non ristretti ai soli candidati locali; l’apertura dei concorsi amplia la platea dei partecipanti favorendo l’innalzamento della qualità. In generale, puntiamo a incentivare impegno e merito per tutti i concorsi. Ad esempio, per le chiamate degli associati, assegneremo una premialità ai dipartimenti che assumeranno ricercatori che, oltre a possedere  l’abilitazione alla seconda fascia, necessaria per legge, sono in possesso anche dell’abilitazione superiore, a professore ordinario».

Nell’ultima seduta del Consiglio d’Amministrazione sono state approvate delle chiamate, mi pare tutte interne…

«Non è proprio così. Ad esempio, tra i ricercatori ci sono anche dei rientri di “cervelli in fuga”, come Paolo Zimmaro, ingegnere geotecnico che ha deciso di lasciare la University of California di Los Angeles per tornare in Italia e in Calabria: ha preso servizio presso il Dipartimento di Ingegneria ambientale dell’Unical. E insieme a lui ci sono poi giovani ricercatrici e giovani ricercatori precari che da anni contribuivano in maniera determinante allo svolgimento della didattica e della ricerca dell’Unical e che sono stati stabilizzati. Siamo aperti ad accogliere anche i ricercatori esterni, ma dobbiamo avere massima attenzione per i nostri giovani meritevoli».

Però tra le tante assunzioni dell’ultimo CdA ci sono anche coniugi o conviventi di docenti Unical che la legge assimila ai coniugi per le incompatibilità.

«Ogni chiamata è stata fatta nel pieno rispetto delle norme: si tratta di docenti che possedevano tutti i requisiti di legge e hanno vinto un concorso pubblico acquisendo il diritto all'assunzione. Una recente sentenza della Corte costituzionale ha sancito la legittimità di partecipazione ai concorsi per i coniugi o conviventi "more uxorio" dei professori, escludendoli dall'applicazione della clausola di incompatibilità che la legge Gelmini ha previsto per parenti e affini. Non le nascondo che io nutro forti perplessità, di merito, su questa pronuncia della Consulta, che genera degli effetti paradossali. Le faccio un esempio: in base a questa sentenza mia moglie potrebbe essere assunta all'università; ma un suo cugino di quarto grado, che io magari nemmeno conosco, non può partecipare ai nostri concorsi. Detto questo, però, la sentenza della Corte fa giurisprudenza e la legge va applicata che ci piaccia o no: il Ministero ha sollecitato gli atenei ad adeguare statuti o regolamenti che avevano previsioni contrarie alla sentenza. Quindi, fermo restando le perplessità sull'opportunità di chiamare coniugi o compagni, l'ateneo non può escluderli dalla partecipazione ai concorsi, violerebbe la legge se lo facesse».

Il male oscuro dei “baronati”.

«Il fenomeno in passato ha condizionato la crescita di alcune università e ha offerto una visione distorta del mondo accademico, nuocendo fortemente anche alla sua immagine. Oggi il fenomeno è molto ridotto, ma non possiamo affermare che sia sparito del tutto. Per questo motivo è importante agire e contrastare vecchie logiche attraverso azioni concrete, che mirino al rispetto dei principi di correttezza e di merito. Solo così le università potranno davvero arricchirsi di menti brillanti e offrire ai giovani un’immagine pulita, che li spingerà a non cercare fuori quello che potranno trovare in Italia. Più che vincoli burocratici, che spesso finiscono per essere aggirati, io credo che si debbano introdurre dei chiari principi di responsabilità: ciascuno dovrebbe dar conto delle scelte effettuate, ad ogni livello,  pagando direttamente le conseguenze delle scelte sbagliate ».

Fonte: La portavoce del rettore






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ultimo aggiornamento: mercoledì 08 luglio 2020 - 18:35